Modì e Achmatova: spettacolo avvincente sul palco dei 4 Mori

La recitazione è stata impeccabile da parte del quartetto di attori

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Foto: La Cervona

LIVORNO – La storia tormentata di Modì e Anna Achmatova è andata in scena sul palco dei 4 Mori con lo spettacolo “Tu mi sognavi, io non dormivo”.

Molti spettatori sono accorsi per godersi lo spettacolo, scritto e diretto dal poeta Antonio Nobili. A supportare un copione perfetto, erano solo quattro attori Andrea Carpiceci, Virginia Menendez, Ilario Crudetti e Valerio Villa.

Tra una scenografia spoglia ed essenziale, si svolge la storia che prende vita nel fremente ambiente parigino del 1910. Qui due anime sono condotte dal destino a incrociare le proprie vite: il pittore e scultore livornese Amedeo Modigliani (Andrea Carpiceci) e la giovane poetessa russa Anna Achmatova (Virginia Menendez). L’artista italiano col suo carattere magnetico, la poetessa con la sua bellezza affascinante. Gli altri due personaggi sono Ilario Crudetti nel ruolo di “narratore x”, un pittore collega e amico di Modì, e Valerio Villa nel personaggio di Nicolaj Gumilev, poeta e critico letterario, marito di Achmatova.

Sì, perché a complicare l’intreccio, c’è una storia di amori clandestini: Anna giunge a Parigi, fresca di nozze con Nicolaj, ma all’arrivo nella capitale francese (allora, capitale mondiale degli artisti e intellettuali), Anna s’incontra casualmente con Modì. Tra i due è amore a primo sguardo. Il loro incontro, accaduto tra i caffè bohémien e gli studi d’arte, divampa con un’esplosione di passione e creatività.

Foto: La Cervona

Amore clandestino

Modì, col suo tratto ardito e una passione impetuosa, corteggia con la stessa audacia con cui vive per la sua arte. Ma il loro amore è clandestino, proibito dalle convenzioni dell’epoca, ottenebrato dalla umiliante miseria e dalla malattia.

Amedeo lotta contro la tubercolosi e Anna – per volontà del marito che ha già colto la scintilla scoccata tra sua moglie e l’artista labronico – torna in Russia. Ma il ricordo di quell’incontro ravvivato da una continua corrispondenza che Modì spedisce alla tormentata poetessa, non spegne la passione proibita, colta dal geloso marito Nicolaj. Quest’ultimo decide di partire per l’Africa, lasciando sola Anna, che torna, sola, a Parigi nel 1911.

Lei ritrova Modì, ma è trasformato, logorato dalla povertà e dalla dipendenza dal vino e dalle droghe, e malato di tubercolosi. Nonostante queste avversità, la loro relazione si accende d’intimità. Ma il destino li separa un’altra volta, lasciando in Anna l’indelebile ricordo di un amore che ispirò alcune delle sue opere più ardite.

La prima guerra mondiale

Al termine della storia, incombe la prima guerra mondiale, che separa definitivamente i personaggi e fa irrompere la rappresentazione teatrale nell’attualità, circondata da guerre e ombre odierne.

Se Modì sarà esonerato dal servizio militare a causa delle sue condizioni di salute, Anna in Russia resterà vedova. Nel 1921 infatti Nicolaj sarà fucilato con l’accusa di attività controrivoluzionaria e la sua poesia sarà proibita durante la dittatura comunista sovietica.

La stessa Achmatova, tra le penne più critiche contro lo stalinismo, perderà anche il suo secondo marito e il figlio, condannati alla detenzione nei gulag. Dovrà attendere la riabilitazione delle autorità sovietiche in tarda età, poco prima della sua morte avvenuta a Mosca nel 1966. Oggi è considerata tra le migliori poetesse del Novecento di lingua russa.

Foto: La Cervona

Lo spettacolo dedicato a Modì e Achmatova ai 4 Mori è stato avvincente, con forse qualche accenno un po’ troppo caricaturale del personaggio di Amedeo Modigliani. Nel complesso è stato quasi perfetto, intercalando amore, passione, arte, tragicità e anche momenti ironici, che hanno ottenuto l’obiettivo di alleggerire la narrazione.

Perfetto il gioco di luci, che si alternavano magistralmente, e permettevano spesso di separare di volta in volta i personaggi, e i luoghi ove si svolgeva la storia.

Sul palcoscenico, in un atto unico, e con pochi oggetti di scena, si è compiuto il miracolo di condensare tutta la narrazione che avvicendano personaggi, luoghi e tempi distanti, un’operazione per nulla semplice, ottenuta con perfezione. La recitazione è stata impeccabile da parte del quartetto di attori, più volte applauditi con calore da un pubblico convinto che ha gradito lo spettacolo.

Al termine della rappresentazione, è salito sul palcoscenico il regista-autore Antonio Nobili, che ha ringraziato il pubblico per l’accoglienza ricevuta. Nobili ha confessato di esser nato e cresciuto in una famiglia patriarcale, dove le donne erano poco considerate, e quindi, crescendo, ha deciso di dedicare la sua arte alle donne che malgrado le avversità, sono diventate celebri nel corso storia, dimostrando la loro parità con l’uomo.

Articolo di Gianluca Donati