Effetto Venezia, il ricordo di Andrea. La madre: “Controllare i figli è dovere”

Un talk su bullismo e cyberbullismo

effetto venezia andrea
Teresa Manes, la madre di Andrea, e il sindaco

LIVORNO – Una serata emozionante quella di Effetto Venezia, protagonista Teresa Manes che ha raccontato la storia di Andrea.

Sono passati 14 anni dalla morte di Andrea Spezzacatena, il ragazzo che si è ucciso a causa di atti di bullismo. Ieri sera, 1 agosto, Effetto Venezia ha accolto la madre del ragazzo Teresa Manes. Presente anche l’attore Samuele Carrino che ha interpretato il giovane nel film “Il ragazzo dai pantaloni rosa“. Un incontro presenziato dal sindaco Luca Salvetti e da Grazia Di Michele, direttrice artistica della manifestazione.

Il talk ha visto la partecipazione di molte persone, anche tanti giovani. “Sono passati 14 anni e ancora oggi sento l’esigenza di continuare a parlare di quanto successo a mio figlio – ha detto Teresa Manes – 14 anni fa non c’era l’informazione di oggi e si credeva che il bullismo fosse un momento di passaggio nella vita di tanti ragazzi”.

“Sono cose che non devono accadere – ha aggiunto Samuele Carrino – sul set c’era tanta rabbia, tanta responsabilità, però poi tutto questo si è trasformato in forza. Tanti ragazzi hanno avuto la forza e la capacità, grazie a questo film, di parlare e questa è stata davvero la cosa più bella, era quello che volevamo”.

Nel corso del talk sono stati tanti gli applausi rivolti ai due protagonisti perché la storia di Andrea colpì tutta l’opinione pubblica in maniera profonda.

“Nella ricerca ossessiva per capire come mai mio figlio di 15 anni, all’apparenza un ragazzo solare, avesse deciso di legare il suo collo a una sciarpa e lasciarsi andare penzoloni dalla scala, ho ritrovato segnali a cui davo giustificazioni come l’alopecia, io pensavo fosse lo shampoo e cambiavo sempre lo shampoo”.

“Quando Andrea mi chiese di iscriversi a Facebook io acconsentii a patto che mi desse la password, ma mi fece promettere che non sarei entrata nel profilo e io glielo promisi, ma era una bugia, perché considero un dovere di noi genitori controllare la vita dei nostri figli ma non lo facevo tutti i giorni. Forse questa è stata una sfortuna, non essere entrata nella chat giusta perché quando poi sono entrata nella chat giusta ho trovato quegli indicatori. Per esempio, mio figlio era uno sportivo, eppure a un amico dice “io corro così tanto per mortificare il mio corpo” e questo è un indicatore di un disagio grave. In quelle chat mio figlio parla anche di atti di autolesionismo e questo mi ha portato a chiedermi dove fossi come mamma e perché non avessi visto tutto questo malessere”.

La donna conclude sottolineando come il bullismo e il cyberbullismo siano: “Fenomeni che vanno arginati e la prevenzione è importante”.

Articolo di Valeria Cappelletti